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mercoledì 3 ottobre 2012
lunedì 1 ottobre 2012
Piccola storia nobile
Oggi nella
nostra città entra in funzione il Registro dei Testamenti Biologici: uno
strumento in più per quei saronnesi che sentono la necessità di stabilire oggi,
di fronte alla straordinaria corsa della medicina moderna, quali cure mediche
accettare o non accettare domani.
Non è uno
strumento piovuto dal cielo, la sua istituzione non è prassi nei comuni
italiani: Saronno è il quinto comune lombardo (e, ad oggi, il più grande) ed il primo della Provincia di
Varese ad istituire un registro simile.
Ma quale storia ha accompagnato la lunga battaglia per l’istituzione
del Registro nell nostra città?
E’ una
piccola storia nobile. Una storia fatta di Politica (si, quella con la P
maiuscola) e di storie di vita: vita dura, vita spietata, vita bastarda, ma
anche per questo vita.
E’ la Grande
storia nobile di Beppino Englaro e Mina Welby, il padre e la compagna che tanti
di noi vorrebbero avere. Beppino e Mina non solo hanno saputo donare ai loro cari l’ultimo e
grande regalo d’amore, quello della libertà, ma hanno avuto il coraggio di
farlo a viso aperto, in una società consapevole ma omertosa, compassionevole nel
privato e bigotta in pubblico. Beppino e Mina hanno combattuto le battaglie di
Eluana e Piergiorgio dove dovevano essere combattute, alla luce del sole.
Per questo
non dovremmo mai finire di ringraziarli. Mai.
Questa
piccola storia nobile ha anche altri protagonisti, immensamente più piccoli all’ombra
di Piergiorgio, Eluana, Beppino e Mina, ma comunque fondamentali, e che meritano
di essere citati.
Sono i
saronnesi (in rigoroso ordine alfabetico) Marco Arluno, Anna Cinelli, Antonio D’Eramo
e Giuseppe Nigro, che con ruoli diversi ed in diversi momenti hanno reso
possibile questo progetto. Che hanno invitato, insieme a noi, Mina e Beppino nella nostra città, per condividere con i saronnesi le loro esperienze, le loro storie e le loro emozioni.
Senza di loro non esisterebbe nessun "Testamento Biologico" a Saronno. Quindi grazie anche a loro.
Senza di loro non esisterebbe nessun "Testamento Biologico" a Saronno. Quindi grazie anche a loro.
Personaggi di questa piccola storia sono anche, non possiamo dimenticarli, i
consiglieri comunali che hanno votato a favore della Mozione presentata da
Anna.
Questa è una
piccola storia nobile, che ci dimostra come una Politica seria e per i
Cittadini sia possibile, come le cose possono cambiare ma bisogna agire per
farlo, come anche quando l’obiettivo sembra difficile ed irraggiungibile la via
della discussione e della Politica sia sempre quella vincente.
E’ una
storia piccola, noi abbiamo fatto poco, il minimo, quelli da ringraziare davvero sono
Piergiorgio, Eluana, Beppino e Mina.
Ma è anche
una storia nobile, una storia di Politica, Libertà, Diritti, Democrazia.
E' una storia che, come tutte, ha anche degli antagonisti: ma di loro non vogliamo parlare, non oggi.
E' una piccola
storia nobile, una scelta di libertà per essere liberi di scegliere.
lunedì 30 luglio 2012
TESTAMENTO BIOLOGICO A CARONNO PERTUSELLA
Informiamo
la popolazione di Caronno Pertusella e Bariola che è nato il
Comitato “ CARONNO PERTUSELLA, LIBERI DI SCEGLIERE”, un gruppo
apartitico e
apolitico, sostenuto
dalle Associazioni “Insieme Donna”, “Acuaedotte”, "CP
Giovani" e in collaborazione con il Circolo Culturale
“S.Pertini” di Saronno.
Siamo liberi cittadini , diversi per eta', cultura, condizione sociale,... ma uniti dalla volontà di ottenere la possibilità di effettuare la “Dichiarazione anticipata di trattamento”, detta anche “testamento biologico, o testamento di vita, volontà previe di trattamento...”.
Quando si sente parlare di “ testamento biologico” , il pensiero corre subito al termine “eutanasia” intesa unicamente come interruzione artificiale della vita: in realtà non è così. Il testamento biologico non è altro che l'espressione della volontà da parte di una persona (testatore), in condizioni di lucidità mentale, in merito alle terapie che intende o non intende accettare nell'eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte (consenso informato) per malattie o lesioni traumatiche irreversibili o invalidanti, malattie che costringano a trattamenti prolungati con macchine o sistemi artificiali che impediscano di fatto una normale vita di relazione.
Si tratta, quindi, di una richiesta di garanzia in ogni caso: “... se non sarò più in grado di parlare, parlate per me : non abbandonatemi , vigilate perchè mi sia fornita tutta l'assistenza possibile perchè voglio che il mio cuore continui a battere , anche se io non potrò più rendermene conto....” oppure “... se dovessi arrivare al punto in cui non ci sarà più nulla che possa darmi la VITA, concedermi la consapevolezza di esistere.... se dovessero essere solo delle macchine a vivere per me, ...lasciatemi andare!”.
L'articolo 32 della Costituzione della Repubblica Italiana stabilisce che “...nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” e l'Italia ha ratificato nel 2001 la Convenzione sui diritti umani e la biomedicina ( L.28 marzo 2001, n.145) di Oviedo del 1997, che stabilisce che “... i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell'intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà , saranno tenuti in considerazione”.
Il codice di Deontologia Medica, in aderenza alla Convenzione di Oviedo, afferma che il medico dovrà tener conto delle precedenti manifestazioni di volontà dello stesso.
Nel 2003, il Comitato Nazionale di Bioetica ha redatto un documento in cui si afferma : “...il medico non può essere costretto a fare nulla che vada contro la scienza e la sua coscienza....il diritto che si vuol riconoscere al paziente di orientare i trattamenti a cui potrebbe essere sottoposto, ove divenuto incapace di intendere e di volere, non è ... un diritto soggettivo a morire che il paziente possa far valere nel rapporto col medico....ma esclusivamente il diritto di richiedere ai medici la sospensione o la non attivazione di pratiche terapeutiche anche nei casi più estremi e tragici di sostegno vitale, pratiche che il paziente avrebbe il pieno diritto di rifiutare, ove capace”.
Bisogna tuttavia sottolineare che, nonostante la legge n.145 del 2001 abbia autorizzato il Presidente della Repubblica a ratificare la Convenzione, tuttavia lo strumento di ratifica non è ancora depositato presso il Segretariato Generale del Consiglio d'Europa, non essendo stati emanati i decreti legislativi previsti dalla legge per l'adattamento dell'ordinamento italiano ai principi e alle norme della Costituzione. Per questo motivo, l'Italia non fa parte della Convenzione di Oviedo.
In
attesa di una legge che regoli la materia , è in atto, in molti
comuni italiani – e speriamo presto anche nel nostro – la
raccolta della “dichiarazione anticipata di trattamento” dei
cittadini residenti nel territorio interessato. Per noi di “
Caronno pertusella, liberi di scegliere”, come per tutti i
promotori di queste iniziative , questi
atti non eludono e non anticipano le iniziative legislative,
ma sono l'azione
necessaria perchè,
in caso di bisogno, non sia necessario ricostruire, a posteriori, le
volontà dell'interessato.
Nel nostro Comune non è prevista la “delibera popolare”. Come comitato ,ci appoggeremo quindi ai consiglieri comunali sensibili all'argomento che vorranno partecipare alle nostre attività e presentare una mozione che chieda all'Amministrazione di:
-Istituire un “Registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento” al fine di sottolineare fermamente la volontà di tutelare la libertà di scelta dei cittadini
-Attivare iniziative di comunicazione idonee a far conoscere ai cittadini Caronnesi e agli operatori sanitari l'esistenza dello strumento allestito .
-Attuare concreti interventi per sollecitare nelle più opportune sedi lo Stato Italiano affinchè colmi il vuoto legislativo sul tema del Testamento Biologico riconoscendone il pieno valore giuridico.
Riteniamo che i diritti di cui alcune persone possono avvalersi non debbano ledere altre persone che invece non intendono avvalersene. Un diritto in più può solo far bene a tutti !
Per
i cittadini che volessero maggiori informazioni o desiderassero
sostenerci con il proprio impegno:
Il
comitato “Caronno Pertusella Liberi di scegliere”.
venerdì 22 giugno 2012
Saronno sia più coraggiosa di Milano!
La "piccola" Saronno si è recentemente dimostrata più coraggiosa della vicina metropoli: la maggioranza consiliare saronnese ha approvato (salvo qualche pavida defezione) una mozione per l'istituzione del Registro del Testamento Biologico mentre il "Collegio dei Garanti" del Comune di Milano ha dichiarato in questi giorni "inammisibile .. in quanto la materia in oggetto non rientra nelle attribuzioni del Comune" la proposta di delibera popolare che mirava ad istituire il Registro anche nel capoluogo regionale.
Oggi abbiamo un'altra occasione per dimostrarci più coraggiosi, proprio mentre Milano rinuncia a conferire la cittadinanza onoraria al Dalai Lama, iscrivendo Saronno alla "Associazione di Comuni, Province, Regioni per il Tibet".
L'Associazione si è costituita a Torino, presso il Consiglio regionale del Piemonte, il 9 marzo 2002, per iniziativa della Regione Piemonte con l'adesione dell'Anci e, tra i 175 comuni aderenti, partecipa dal 2008 anche il vicino comune di Ceriano Laghetto.
La condizione della comunità tibetana è ad oggi quanto mai complessa ed intricata, specialmente per noi osservatori italiani, sia per via delle nostre lacune sulla storia di quella regione, sia a causa della cortina di silenzio che il regime cinese ha abilmente imposto in Tibet, impedendo che qualsiasi notizia od informazione non filtrata dai burocrati di partito di Pechino riuscisse a valicare le vette dell’Himalaya.
Alcuni macro-temi possono però essere sicuramente affrontati, attenendosi ai principi di obiettività e senza farsi guidare dalle emozioni talvolta suscitate dall’informazione “provinciale” e sensazionalista a cui è costretta l’opinione pubblica italiana.
Il Tibet è, dall’invasione ordinata nel 1949 da Mao, una provincia della Repubblica Popolare Cinese. All’alba dell’invasione era uno stato sottosviluppato, fondato su un sistema teocratico-feudale, dove a dettar legge erano la nobiltà e la casta dei monaci. Dunque per ragioni economiche e politiche pensare oggi ad un Tibet indipendente è al di fuori di ogni possibile valutazione realistica. Lo stesso Tenzin Gyatso (XIV Dalai Lama) si batte da decenni per un Tibet libero e autonomo, non per una irrealistica indipendenza che significherebbe anche il ritorno ad uno stato di assoluto isolamento politico ed economico.
Non si può utilizzare però il vecchio e falso paradigma dell’intervento di una potenza straniera più “avanzata” come portatrice di modernizzazione di un paese “arretrato”. E’ lo stesso schema che già utilizzarono i “giustificazionisti” per legittimare l’invasione sovietica dell’Afghanistan.
Se l’occupazione cinese ha significato strade, ospedali, scuole, purtroppo ha significato anche, ed è per questo motivo che mi trovo a scrivere, abusi, sevizie, torture ed ingiustizie di ogni sorta.
Il popolo tibetano, oltre ad essere vessato da continue violenze e dalla incessante violazione dei più elementari diritti umani, ha inoltre assistito, nel sessantennio di occupazione delle truppe di Pechino, all’inesorabile cancellazione della sua cultura millenaria, in nome di un’imposta “cinesizzazione” e di una modernizzazione volta unicamente al profitto di pochi.
Per questi motivi, in concomitanza con la visita del Dalai Lama e dell'imminente EXPO (quando gli occhi del mondo saranno puntati sulla nostra regione), è necessario che il mondo democratico si schieri compatto a fianco di chi lotta per la causa dell’autonomia, dei diritti umani e della libertà del popolo tibetano (oltre che dello stesso popolo cinese), accantonando i soliti ambigui servilismi economici che condizionano ogni dialogo con il gigante asiatico.
Per questi motivi è fondamentale che anche le realtà locali, nel loro piccolo, dichiarino apertamente la loro solidarietà alla lotta tibetana, che si uniscano per chiarire da che parte stanno, se con la dignità e l’autodeterminazione di un popolo, o con la repressione di Pechino.
Per questi motivi chiediamo l’adesione del nostro comune all’associazione “Comuni, Province, Regioni per il Tibet” per supportare l’iniziativa del Dalai Lama, e del governo tibetano in esilio, nei confronti delle autorità della Repubblica Popolare Cinese.
Saremo anche noi un frammento, per quanto piccolo comunque importante, di quella parte del mondo che ha detto “no“ alla barbarie della violenza e “si” alla possibilità di un domani migliore, anche per chi vive a migliaia di chilometri da qui.
Riccardo Galetti - Presidente del Circolo "Sandro Pertini" Saronno
Oggi abbiamo un'altra occasione per dimostrarci più coraggiosi, proprio mentre Milano rinuncia a conferire la cittadinanza onoraria al Dalai Lama, iscrivendo Saronno alla "Associazione di Comuni, Province, Regioni per il Tibet".
L'Associazione si è costituita a Torino, presso il Consiglio regionale del Piemonte, il 9 marzo 2002, per iniziativa della Regione Piemonte con l'adesione dell'Anci e, tra i 175 comuni aderenti, partecipa dal 2008 anche il vicino comune di Ceriano Laghetto.
La condizione della comunità tibetana è ad oggi quanto mai complessa ed intricata, specialmente per noi osservatori italiani, sia per via delle nostre lacune sulla storia di quella regione, sia a causa della cortina di silenzio che il regime cinese ha abilmente imposto in Tibet, impedendo che qualsiasi notizia od informazione non filtrata dai burocrati di partito di Pechino riuscisse a valicare le vette dell’Himalaya.
Alcuni macro-temi possono però essere sicuramente affrontati, attenendosi ai principi di obiettività e senza farsi guidare dalle emozioni talvolta suscitate dall’informazione “provinciale” e sensazionalista a cui è costretta l’opinione pubblica italiana.
Il Tibet è, dall’invasione ordinata nel 1949 da Mao, una provincia della Repubblica Popolare Cinese. All’alba dell’invasione era uno stato sottosviluppato, fondato su un sistema teocratico-feudale, dove a dettar legge erano la nobiltà e la casta dei monaci. Dunque per ragioni economiche e politiche pensare oggi ad un Tibet indipendente è al di fuori di ogni possibile valutazione realistica. Lo stesso Tenzin Gyatso (XIV Dalai Lama) si batte da decenni per un Tibet libero e autonomo, non per una irrealistica indipendenza che significherebbe anche il ritorno ad uno stato di assoluto isolamento politico ed economico.
Non si può utilizzare però il vecchio e falso paradigma dell’intervento di una potenza straniera più “avanzata” come portatrice di modernizzazione di un paese “arretrato”. E’ lo stesso schema che già utilizzarono i “giustificazionisti” per legittimare l’invasione sovietica dell’Afghanistan.
Se l’occupazione cinese ha significato strade, ospedali, scuole, purtroppo ha significato anche, ed è per questo motivo che mi trovo a scrivere, abusi, sevizie, torture ed ingiustizie di ogni sorta.
Il popolo tibetano, oltre ad essere vessato da continue violenze e dalla incessante violazione dei più elementari diritti umani, ha inoltre assistito, nel sessantennio di occupazione delle truppe di Pechino, all’inesorabile cancellazione della sua cultura millenaria, in nome di un’imposta “cinesizzazione” e di una modernizzazione volta unicamente al profitto di pochi.
Per questi motivi, in concomitanza con la visita del Dalai Lama e dell'imminente EXPO (quando gli occhi del mondo saranno puntati sulla nostra regione), è necessario che il mondo democratico si schieri compatto a fianco di chi lotta per la causa dell’autonomia, dei diritti umani e della libertà del popolo tibetano (oltre che dello stesso popolo cinese), accantonando i soliti ambigui servilismi economici che condizionano ogni dialogo con il gigante asiatico.
Per questi motivi è fondamentale che anche le realtà locali, nel loro piccolo, dichiarino apertamente la loro solidarietà alla lotta tibetana, che si uniscano per chiarire da che parte stanno, se con la dignità e l’autodeterminazione di un popolo, o con la repressione di Pechino.
Per questi motivi chiediamo l’adesione del nostro comune all’associazione “Comuni, Province, Regioni per il Tibet” per supportare l’iniziativa del Dalai Lama, e del governo tibetano in esilio, nei confronti delle autorità della Repubblica Popolare Cinese.
Saremo anche noi un frammento, per quanto piccolo comunque importante, di quella parte del mondo che ha detto “no“ alla barbarie della violenza e “si” alla possibilità di un domani migliore, anche per chi vive a migliaia di chilometri da qui.
Riccardo Galetti - Presidente del Circolo "Sandro Pertini" Saronno
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Dalai Lama,
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Saronno,
Tibet
martedì 3 aprile 2012
Testamento Biologico: un atto politico ma non di parte
Come saprete il Consiglio Comunale di Saronno ha approvato ieri (14 favorevoli, 12 contrari, 1 astenuto) la mozione dei gruppi di maggioranza per l'istituzione del Registro delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento - Testameno Biologico.
A seguire pubblichiamo l'intervento integrale di Anna Cinelli (Partito Socialista Italiano), prima firmataria e presentatrice della Mozione.
Grazie Anna!
La mozione che presentiamo affronta un tema che sta a cuore alla maggioranza degli italiani e dei nostri concittadini.
Proprio prechè il tema è di interesse collettivo, di civiltà, in quanto riguarda la tutela delle libertà personali, diciamo da subito che ci auguriamo una convergenza ampia anche da parte delle forze di minoranza, come è accaduto in altri comuni che hanno già istituito il registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento, comunemente dette DAT.
Le premesse della mozione illustrano in modo ampio i presupposti sui cui si fonda la proposta.
Ma ci sembra utile – per evitare ogni fraintendimento o speculazione – chiarire cosa sono esattamente le DAT.
Le Dat sono l'espressione di una volontà che una persona rende liberamente e in condizioni di capacità di intendere e di volere, a proposito delle terapie che intende o non intende accettare nell'eventualità di trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso informato in proposito, come in caso di caduta in stato vegetativo senza possibilità di recupero.
La dat di per sè è neutra.
Si può richiedere che dopo un congruo periodo di verifica dello stato vegetativo sia sospeso qualsiasi trattamento, ma si può anche chiedere che sul proprio corpo vengano applicati tutti i dispositivi per prolungare artificialmente la vita resi possibili dal progresso tecnologico, dal sistema sanitario o dalle proprie condizioni economiche.
La dat non costituisce quindi in alcun modo l'anticamera ad una "mentalità eutanasica", come insinua invece un tentativo di petizione veicolato all'interno di aziende pubbliche locali e che da mesi agonizza sul web.
Le dat sono espressione della libertà personale di chi le sottoscrive.
Hanno lo stesso valore di un qualsiasi testamento o espressione di libera e cosciente volontà - come ha riconosciuto la Corte di Cassazione nel caso Englaro - e molte persone le sottoscrivono già, in modo più o meno informale.
Ma molte persone non sono adeguatamente informate sui loro diritti o vorrebbero poterli esercitare in modo più ufficiale per essere meglio tutelate.
Se non vogliamo che esercitare i propri diritti su un tema sensibile come il fine vita rimanga un fatto elitario e un privilegio per pochi bene informati, se vogliamo evitare la discrezionalità e lo scarico di responsabilità (sappiamo tutti che molte persone sono "lasciate andare" da medici e parenti pietosi, sinceramente convinti di agire per il loro bene, ma senza il conforto di sapere se quelle sarebbero realmente state le loro volontà).
Se vogliamo evitare tutto questo, è opportuno che il Comune individui lo strumento più adatto per garantire equità, democrazia e tutela dei diritti ai suoi cittadini.
Un'osservazione del consigliere Strano apparsa sulla stampa locale riguarda la mancanza di una legge in materia.
A questo proposito, il 25 gennaio, il Consiglio d'Europa ha emanato la risoluzione n.1859 - che tra l'altro opera una netta distizione tra testamento biologico, eutanasia e suicidio assistito - con cui sollecita gli stati membri che non hanno già provveduto a dotarsi di una legge che riconosca la validità e giuridicità del testamento biologico, in una prospettiva di tutela della libertà di scelta del soggetto e della dignità umana, come stabilito dalla Convenzione di Oviedo del 1997.
Ma in attesa di una legge dello stato, la cui emanazione appare sempre più lontana, e a prescindere dal principio che ciò che non è vietato è consentito, ricordiamo che i Comuni, nell'esercizio dell'autonomia conferita dal titolo quinto della Costituzione, possono assumere provvedimenti in materie non altrimenti normate, come del resto avviene già in molti campi.
E in ogni caso le autonome iniziative dei Comuni possono essere un'utile sollecitazione per il legislatore.
Molti comuni e istituzioni si sono già attivati.
Attualmente si possono depositare le dat in almeno 113 comuni italiani e presso le sedi principali delle chiese cristiane evangeliche.
Ma al di la del valore giuridico, che ci auguriamo venga stabilito in tempi brevi, il valore del registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento è fortemente simbolico ed etico, perchè risponde a un diffuso e manifesto bisogno dei cittadini di essere informati e sostenuti nell'affrontare ansie e paure legate al tema del fine vita che solo pochi anni fa non erano prevedibili.
Avviare un percorso per l'istituzione del registro è un atto politico importante .
E' il segnale che le forze politiche che sono rappresentate in consiglio comunale sono con i cittadini per la difesa delle loro libertà personali e della loro dignità, valori entrambi non negoziabili.
E' un atto politico, ma non di parte.
La maggior parte dei cittadini, di ogni orientamento politico e religioso, è molto attenta su questo tema e aspetta risposte dalla politica, come dimostrano i tanti sondaggi effettuati in Italia negli ultimi anni e le numerose ed eterogenee presenze agli incontri pubblici a Saronno.
La compassione per la sofferenza e il buon senso non hanno bandiere.
Quindi invitiamo anche le forze politiche di minoranza a votare questa mozione senza pregiudizi e secondo coscienza, dando mandato all'amministrazione per procedere agli adempimenti successivi.
Su un obiettivo come questo – che garantisce tutti, in qualunque senso intendano utilizzare le dat, e che comunque nulla toglie o impone a chi non intende farne uso - possiamo tutti sentirci liberi dai vincoli dell'appartenenza agli schieramenti, che a volte sono pesanti, e possono essere anche cinici, se in nome dell'appartenenza a uno schieramento si ostacola l'esercizio legale delle libertà personali .
Troppo spesso, e troppo spesso giustamente, la classe politica è accusata di scollamento e arretratezza rispetto al sentire dei cittadini.
Questa è l'occasione per sintonizzarci con i sentimenti e le attese dei nostri concittadini, facendoci sentire tutti vicini a loro.
Le premesse della mozione illustrano in modo ampio i presupposti sui cui si fonda la proposta.
Ma ci sembra utile – per evitare ogni fraintendimento o speculazione – chiarire cosa sono esattamente le DAT.
Le Dat sono l'espressione di una volontà che una persona rende liberamente e in condizioni di capacità di intendere e di volere, a proposito delle terapie che intende o non intende accettare nell'eventualità di trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso informato in proposito, come in caso di caduta in stato vegetativo senza possibilità di recupero.
La dat di per sè è neutra.
Si può richiedere che dopo un congruo periodo di verifica dello stato vegetativo sia sospeso qualsiasi trattamento, ma si può anche chiedere che sul proprio corpo vengano applicati tutti i dispositivi per prolungare artificialmente la vita resi possibili dal progresso tecnologico, dal sistema sanitario o dalle proprie condizioni economiche.
La dat non costituisce quindi in alcun modo l'anticamera ad una "mentalità eutanasica", come insinua invece un tentativo di petizione veicolato all'interno di aziende pubbliche locali e che da mesi agonizza sul web.
Le dat sono espressione della libertà personale di chi le sottoscrive.
Hanno lo stesso valore di un qualsiasi testamento o espressione di libera e cosciente volontà - come ha riconosciuto la Corte di Cassazione nel caso Englaro - e molte persone le sottoscrivono già, in modo più o meno informale.
Ma molte persone non sono adeguatamente informate sui loro diritti o vorrebbero poterli esercitare in modo più ufficiale per essere meglio tutelate.
Se non vogliamo che esercitare i propri diritti su un tema sensibile come il fine vita rimanga un fatto elitario e un privilegio per pochi bene informati, se vogliamo evitare la discrezionalità e lo scarico di responsabilità (sappiamo tutti che molte persone sono "lasciate andare" da medici e parenti pietosi, sinceramente convinti di agire per il loro bene, ma senza il conforto di sapere se quelle sarebbero realmente state le loro volontà).
Se vogliamo evitare tutto questo, è opportuno che il Comune individui lo strumento più adatto per garantire equità, democrazia e tutela dei diritti ai suoi cittadini.
Un'osservazione del consigliere Strano apparsa sulla stampa locale riguarda la mancanza di una legge in materia.
A questo proposito, il 25 gennaio, il Consiglio d'Europa ha emanato la risoluzione n.1859 - che tra l'altro opera una netta distizione tra testamento biologico, eutanasia e suicidio assistito - con cui sollecita gli stati membri che non hanno già provveduto a dotarsi di una legge che riconosca la validità e giuridicità del testamento biologico, in una prospettiva di tutela della libertà di scelta del soggetto e della dignità umana, come stabilito dalla Convenzione di Oviedo del 1997.
Ma in attesa di una legge dello stato, la cui emanazione appare sempre più lontana, e a prescindere dal principio che ciò che non è vietato è consentito, ricordiamo che i Comuni, nell'esercizio dell'autonomia conferita dal titolo quinto della Costituzione, possono assumere provvedimenti in materie non altrimenti normate, come del resto avviene già in molti campi.
E in ogni caso le autonome iniziative dei Comuni possono essere un'utile sollecitazione per il legislatore.
Molti comuni e istituzioni si sono già attivati.
Attualmente si possono depositare le dat in almeno 113 comuni italiani e presso le sedi principali delle chiese cristiane evangeliche.
Ma al di la del valore giuridico, che ci auguriamo venga stabilito in tempi brevi, il valore del registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento è fortemente simbolico ed etico, perchè risponde a un diffuso e manifesto bisogno dei cittadini di essere informati e sostenuti nell'affrontare ansie e paure legate al tema del fine vita che solo pochi anni fa non erano prevedibili.
Avviare un percorso per l'istituzione del registro è un atto politico importante .
E' il segnale che le forze politiche che sono rappresentate in consiglio comunale sono con i cittadini per la difesa delle loro libertà personali e della loro dignità, valori entrambi non negoziabili.
E' un atto politico, ma non di parte.
La maggior parte dei cittadini, di ogni orientamento politico e religioso, è molto attenta su questo tema e aspetta risposte dalla politica, come dimostrano i tanti sondaggi effettuati in Italia negli ultimi anni e le numerose ed eterogenee presenze agli incontri pubblici a Saronno.
La compassione per la sofferenza e il buon senso non hanno bandiere.
Quindi invitiamo anche le forze politiche di minoranza a votare questa mozione senza pregiudizi e secondo coscienza, dando mandato all'amministrazione per procedere agli adempimenti successivi.
Su un obiettivo come questo – che garantisce tutti, in qualunque senso intendano utilizzare le dat, e che comunque nulla toglie o impone a chi non intende farne uso - possiamo tutti sentirci liberi dai vincoli dell'appartenenza agli schieramenti, che a volte sono pesanti, e possono essere anche cinici, se in nome dell'appartenenza a uno schieramento si ostacola l'esercizio legale delle libertà personali .
Troppo spesso, e troppo spesso giustamente, la classe politica è accusata di scollamento e arretratezza rispetto al sentire dei cittadini.
Questa è l'occasione per sintonizzarci con i sentimenti e le attese dei nostri concittadini, facendoci sentire tutti vicini a loro.
Anna Cinelli, Capogruppo PSI
domenica 1 aprile 2012
Testamento Biologico in Consiglo Comunale il 2 Aprile
Nella seduta di Lunedì 2 Aprile del Consiglio Comunale di Saronno sarà finalmente discussa e votata la mozione del centrosinista per l'istituzione di un registro delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento (Testamento Biologico) presso il nostro comune.
Vi aspettiamo alle 20.30 (la mozione sarà discussa immediatamente in quanto primo punto all'ordine del giorno) presso la Civica Sala Consiliare "Agostino Vanelli", Palazzo dell’Università dell’Insubria (ex-seminario), Piazza Santuario 7.
La partecipazione dei cittadini ad un momento così importante della vita della città è fondamentale per sostenere la futura libertà di scelta dei suoi abitanti.
Noi saremo presenti per manifestare il nostro appoggio e sostegno ai firmatari della mozione ed il nostro incondizionato amore per la libertà degli individui.
LIBERI DI SCEGLIERE!
Riccardo Galetti - Presidente del Circolo "Sandro Pertini" Saronno
Vi aspettiamo alle 20.30 (la mozione sarà discussa immediatamente in quanto primo punto all'ordine del giorno) presso la Civica Sala Consiliare "Agostino Vanelli", Palazzo dell’Università dell’Insubria (ex-seminario), Piazza Santuario 7.
La partecipazione dei cittadini ad un momento così importante della vita della città è fondamentale per sostenere la futura libertà di scelta dei suoi abitanti.
Noi saremo presenti per manifestare il nostro appoggio e sostegno ai firmatari della mozione ed il nostro incondizionato amore per la libertà degli individui.
LIBERI DI SCEGLIERE!
Riccardo Galetti - Presidente del Circolo "Sandro Pertini" Saronno
sabato 10 marzo 2012
Bon Bon Boni
Nemesi.
La storia si vendica, puntuale. Chi ha costruito le sue fortune sul
cappio nei confronti degli avversari è finito malamente indagato per
corruzione. Più che di cerchio magico, bisognerà parlare di cerchio
tragico. Avevo già avuto occasione di scrivere, quando fu arrestato il
vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia, che la
vicepresidenza era maledetta. Ora si tratta della presidenza. Il
presidente in carica Davide Boni è personaggio arrogante, chi ha avuto
occasione di assistere alle sue esibizioni pubbliche, sa quanto sia
spavaldo, sicuro di sé.
L'antipolitico
Boni è in pista dal 1993, quando diventa presidente della Provincia di
Mantova. Nella stessa legislatura avoca a sé la delega alle Attività
produttive e quella ai Trasporti. Nella stessa legislatura è pure membro
del CdA di Azienda Porti Mantova & Cremona e Presidente del
Consorzio Turisitco Vivi Mantova. Nel 2000 entra in Consiglio regionale,
riconfermato nel 2005, è nominato Assessore al Territorio, nel 2010 è
nuovamente eletto nel Consiglio regionale e ne diventa il presidente.
Non manca di ricoprire un ulteriore incarico, infatti è Presidente
dell'Agenzia Interregionale per il fiume Po (AIPO). Nella migliore tradizione leghista, Boni ama cumulare cariche e gettoni, facendo credere ai suoi padani di essere duro e puro.
Un
vero barbaro, un gladiatore che avrebbe decapitato tutto il ceto
politico di "Roma ladrona" in un blocco unico. Ora si trova a doversi
giustificare per una presunta mazzetta di un milione di euro, si dice
per "esigenze di partito". La Lega, non contenta di aver esportato
capitali all'estero per "esigenze di partito", è diventata "ladrona"
(fino al giudizio definitivo, ovviamente).
Un
milione di euro non sono noccioline, neppure bon bon. Ora, si ridia
dignità ad una istituzione infangata. Dimissioni e nuove elezioni in
Lombardia sono indispensabili. Se c'è un'opposizione consiliare sarebbe
bene si manifestasse con segnali forti. Incominci a lavorare ad una
nuova legge elettorale regionale, elimini il listino e lo sbarramento.
Si limiti la presenza in Consiglio a non più di due legislature. Per
ridare credibilità alla politica è opportuno deprofessionalizzarla impedendo che diventi una attività stabile e si riducano drasticamente gli emolumenti ai Consiglieri.
domenica 26 febbraio 2012
Giù le mani da Sandro Pertini!
Il 24
febbraio 1990 moriva nella sua casa romana Sandro Pertini. Nel celebre discorso che tenne alle camere giurando
come Presidente, Pertini disse: “da oggi io cesserò di essere uomo di parte”.
Questo fu il compagno Sandro Pertini per tutta
la vita: un uomo di parte, di una parte precisa.
Un socialista.
Commemorare
il Presidente della Repubblica Sandro Pertini senza ricordarne l’appassionata e
mai vacillante militanza socialista è un’operazione fastidiosa.
Ma ricordare
l’uomo Sandro Pertini, il compagno, l’esiliato, il condannato, l’evaso, il
partigiano, il militante, il dirigente, l’uomo delle istituzioni senza neanche
nominare il suo essere prima di tutto un socialista, è non solo fastidioso, ma
è una deliberata distorsione della storia e della memoria di Sandro Pertini.
Capiamo che
nell’epoca dei partiti contenitore (vuoti, per la maggior parte), del
disorientamento, della crisi dei valori e dei principi guida delle principali organizzazioni politiche del centrosinistra, qualcuno pensi che sia sufficiente attingere
alla storia ed alla tradizione altrui per nascondere le proprie mancanze, le
proprie incoerenze, il proprio passato.
Ma Sandro
no. Non tirate per la giacca il compagno Sandro Pertini.
Riccardo Galetti - Presidente Circolo "Sandro Pertini" Saronno
martedì 17 gennaio 2012
Saronno, Oriana e Sandro
Sabato 21 Gennaio, alle ore 11, Riccardo
Nencini presenterà presso la Sala Nevera della Biblioteca Comunale il suo
libro "Oriana Fallaci. Morirò in piedi".
Quando ho saputo di questo evento,
voluto dall'Amministrazione saronnese proprio nella Biblioteca che porta il
nome di Oriana, ho pensato che un plauso ed un riconoscimento a chi lo ha
organizzato fosse dovuto.
E' un vizio antipatico e diffuso,
nel mondo della politica, quello di "esiliare" dal dibattito
culturale o di condannare ad una moderna "damnatio memoriae" gli
intellettuali che esprimono posizioni forti e contrapposte a quelle dominanti
(o a quelle di una parte politica).
E' un vizio che, purtroppo,
talvolta è riuscito ad isolare anche personalità straordinarie come quella di
Oriana Fallaci.
Lo sa bene Nencini che nel 2006, da
Presidente del Consiglio Regionale della Toscana, volle conferire ad Oriana la
"Medaglia d'oro" della Regione, incontrando la forte contrarietà di
gran parte del centro-sinistra toscano, indispettito dalle posizioni che la
giornalista fiorentina assunse dopo l'11 Settembre 2001 (Articolo da il "Corriere della Sera").
In quell’occasione Riccardo Nencini
dichiarò a proposito di Oriana Fallaci che “Alcune prese di posizione, che non
mi trovano d' accordo, non possono incidere sul giudizio complessivo”.
Ed il giudizio complessivo non può
che essere di grande rispetto per una vita straordinaria, spesa per il
giornalismo e per la letteratura, “in piedi” fino alla fine, come dice il
titolo del libro.
Nella sua eccezionale carriera di
giornalista Oriana raccontò scenari di guerra ed intervistò potenti della terra
ritenuti inavvicinabili.
Nel volume “Intervista con la
storia” c’è anche una famosa intervista all’allora Presidente della Camera,
Sandro Pertini. Più che di un’intervista si tratta quasi di un monologo del
Presidente, partigiano socialista. Come disse Oriana “non si intervista Sandro
Pertini. Si ascolta Sandro Pertini”.
In attesa di Sabato 21 vi vogliamo
offrire l’introduzione a quell’intervista, la presentazione che Oriana fece di
Sandro Pertini:
“L’uomo non ha bisogno di
presentazioni. Si sa tutto su Sandro Pertini, presidente della Camera. Si
conosce il suo bel passato di antifascista condannato all’ergastolo e a morte,
il suo bel presente di socialista privo di fanatismi e di dogmi, il suo
coraggio, la sua onestà, la sua dignità, la sua lingua lunga. Nessun segreto da
svelare su questo gran signore che della libertà ha fatto la sua religione,
della disubbidienza il suo sistema di vita, del buon gusto la sua legge.
Nessuna scoperta da annunciare su questo gran vecchio dilaniato dalle dolcezze
e dai furori, collerico, impertinente, elegante di dentro e di fuori, con
quelle giacche sempre impeccabili, quei pantaloni sempre stirati, quel corpo
minuto, fragile, che nemmeno le legnate degli squadristi riuscirono a frantumare.
È noto che ama la moglie, i quadri d’autore, le poesie, la musica, il teatro,
la cultura, che è un uomo di cultura e uno dei pochissimi politici di cui
possiamo andar fieri in Italia.
È anche un uomo che ha tanto da dire, senza esser sollecitato. Infatti non si intervista Sandro Pertini. Si ascolta Sandro Pertini. Nelle sei ore che trascorsi con lui, sarò riuscita sì e no a piazzare quattro o cinque domande e due o tre osservazioni. Eppure furono sei ore di incanto.”
È anche un uomo che ha tanto da dire, senza esser sollecitato. Infatti non si intervista Sandro Pertini. Si ascolta Sandro Pertini. Nelle sei ore che trascorsi con lui, sarò riuscita sì e no a piazzare quattro o cinque domande e due o tre osservazioni. Eppure furono sei ore di incanto.”
Riccardo Galetti - Circolo "Sandro Pertini" Saronno
domenica 4 dicembre 2011
Petizione contro il Testamento Biologico: hanno preso fischi per fiaschi
Sono
apparsi sulla stampa locale articoli che accostano la mozione presentata dal
Partito Socialista Italiano per l’istituzione a Saronno del registro delle
dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT) ad una petizione postata su
Internet e pubblicizzata tramite circuiti di posta interni di una nota azienda pubblica locale, in cui
si fanno riferimenti impropri all’eutanasia.
Ci
sembra quindi necessario precisare che le
DAT sono espressioni di volontà rese liberamente e in condizione di piena
lucidità mentale da persone che dichiarano quali trattamenti intendono
accettare in caso di caduta in stato vegetativo permanente e irreversibile.
Si può chiedere che dopo un congruo periodo
di accertamenti sia sospeso ogni intervento, così come si può chiedere di
usufruire di tutti gli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia per
prolungare artificialmente la vita. Le
DAT sono modificabili in ogni momento.
Ogni
riferimento all’eutanasia è quindi improprio, fuorviante e strumentale.
Riteniamo
che gli estensori della petizione e i loro supporter siano stati abbagliati dal miraggio di una
possibile ribalta, e abbiano preso fischi per fiaschi.
Per
dirla anche noi con Totò “Ma ci facciano il piacere!”.
Per
completezza di informazione nei confronti dei cittadini, precisiamo che le DAT
hanno valore giuridico al pari di qualsiasi manifestazione di volontà che
non preveda violazioni della legge (e la libertà delle scelte
riguardanti la salute è sancita dall’art. 32 della Costituzione).
Precisiamo
anche che l’istituzione del registro non comporta spese per il Comune, e quindi
non sottrae risorse ad altri scopi di solidarietà sociale.
Infine,
la tenuta del registro è legittima, in quanto rientra nelle più generali funzioni
del Comune, come ha già precisato l’ANCI, in una sua
nota alcuni mesi addietro.
Ci
dispiace profondamente che le ansie e il dolore di tante persone vengano
volgarmente strumentalizzati.
Da
laici, noi socialisti, credenti e non credenti, siano naturalmente portati a
rispettare ogni opinione, anche se distante dalle nostre. Ma siamo
intransigenti nella difesa di valori non negoziabili quali i diritti e le
libertà individuali esercitati nell’ambito della legalità.
Siamo
disponibili a offrire spazi di chiarimento, anche pubblici, a chi ci ha
evidentemente frainteso. Purché il confronto sia leale e la discussione non
venga strumentalmente condotta fuori tema.
Anna Cinelli – Capogruppo PSI Saronno
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