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sabato 25 maggio 2013

Costi della politica e democrazia

Viviamo un momento in cui la Politica è oscurata dal giacobinismo anti-casta, attento ad individuare colpevoli e sprechi, ma distratto nel trovare soluzione ai problemi.
E' un terreno fertile per demagogia e propaganda, è un'infida palude per la Politica.

In questo clima, il pragmatico intervento del Consigliere Giorgio Pozzi su "Il Saronno" ci ha riportato per un momento con i piedi per terra. E ci permette di tracciare un utile confine, spesso dimenticato, tra gli sprechi dei cosiddetti "costi della politica" e l'investimento dei "costi della democrazia".

Finanziare (seppur talvolta in modo insufficiente)  l'attività dei rappresentanti dei cittadini, siano essi senatori, deputati, consiglieri regionali o consiglieri comunali, non è un "costo della politica", è un'investimento per la democrazia. E' lo strumento che garantisce l'accesso democratico alle istituzioni.

E bisogna stare attenti: questo è un pessimo momento per smettere di investire nella democrazia.

Riccardo Galetti

lunedì 1 ottobre 2012

Piccola storia nobile

Oggi nella nostra città entra in funzione il Registro dei Testamenti Biologici: uno strumento in più per quei saronnesi che sentono la necessità di stabilire oggi, di fronte alla straordinaria corsa della medicina moderna, quali cure mediche accettare o non accettare domani.

Non è uno strumento piovuto dal cielo, la sua istituzione non è prassi nei comuni italiani: Saronno è il quinto comune  lombardo (e, ad oggi, il più grande) ed il primo della Provincia di Varese ad istituire un registro simile.

Ma quale storia ha accompagnato la lunga battaglia per l’istituzione del Registro nell nostra città?

E’ una piccola storia nobile. Una storia fatta di Politica (si, quella con la P maiuscola) e di storie di vita: vita dura, vita spietata, vita bastarda, ma anche per questo vita.

E’ la Grande storia nobile di Beppino Englaro e Mina Welby, il padre e la compagna che tanti di noi vorrebbero avere. Beppino e Mina non solo hanno saputo donare ai loro cari l’ultimo e grande regalo d’amore, quello della libertà, ma hanno avuto il coraggio di farlo a viso aperto, in una società consapevole ma omertosa, compassionevole nel privato e bigotta in pubblico. Beppino e Mina hanno combattuto le battaglie di Eluana e Piergiorgio dove dovevano essere combattute, alla luce del sole.
Per questo non dovremmo mai finire di ringraziarli. Mai.

Questa piccola storia nobile ha anche altri protagonisti, immensamente più piccoli all’ombra di Piergiorgio, Eluana, Beppino e Mina, ma comunque fondamentali, e che meritano di essere citati.
Sono i saronnesi (in rigoroso ordine alfabetico) Marco Arluno, Anna Cinelli, Antonio D’Eramo e Giuseppe Nigro, che con ruoli diversi ed in diversi momenti hanno reso possibile questo progetto. Che hanno invitato, insieme a noi, Mina e Beppino nella nostra città, per condividere con i saronnesi le loro esperienze, le loro storie e le loro emozioni.
Senza di loro non esisterebbe nessun "Testamento Biologico" a Saronno. Quindi grazie anche a loro.
Personaggi di questa piccola storia sono anche, non possiamo dimenticarli, i consiglieri comunali che hanno votato a favore della Mozione presentata da Anna.

Questa è una piccola storia nobile, che ci dimostra come una Politica seria e per i Cittadini sia possibile, come le cose possono cambiare ma bisogna agire per farlo, come anche quando l’obiettivo sembra difficile ed irraggiungibile la via della discussione e della Politica sia sempre quella vincente.
E’ una storia piccola, noi abbiamo fatto poco, il minimo, quelli da ringraziare davvero sono Piergiorgio, Eluana, Beppino e Mina.

Ma è anche una storia nobile, una storia di Politica, Libertà, Diritti, Democrazia.

E' una storia che, come tutte, ha anche degli antagonisti: ma di loro non vogliamo parlare, non oggi.

E' una piccola storia nobile, una scelta di libertà per essere liberi di scegliere.


venerdì 22 giugno 2012

Saronno sia più coraggiosa di Milano!

La "piccola" Saronno si è recentemente dimostrata più coraggiosa della vicina metropoli: la maggioranza consiliare saronnese ha approvato (salvo qualche pavida defezione) una mozione per l'istituzione del Registro del Testamento Biologico  mentre il "Collegio dei Garanti" del Comune di Milano ha dichiarato in questi giorni "inammisibile .. in quanto la materia in oggetto non rientra nelle attribuzioni del Comune" la proposta di delibera popolare che mirava ad istituire il Registro anche nel capoluogo regionale.

Oggi abbiamo un'altra occasione per dimostrarci più coraggiosi, proprio mentre Milano rinuncia a conferire la cittadinanza onoraria al Dalai Lama, iscrivendo Saronno alla "Associazione di Comuni, Province, Regioni per il Tibet".

L'Associazione si è costituita a Torino, presso il Consiglio regionale del Piemonte, il 9 marzo 2002, per iniziativa della Regione Piemonte con l'adesione dell'Anci e, tra i 175 comuni aderenti, partecipa dal 2008 anche il vicino comune di Ceriano Laghetto.

La condizione della comunità tibetana è ad oggi quanto mai complessa ed intricata, specialmente per noi osservatori italiani, sia per via delle nostre lacune sulla storia di quella regione, sia a causa della cortina di silenzio che il regime cinese ha abilmente imposto in Tibet, impedendo che qualsiasi notizia od informazione non filtrata dai burocrati di partito di Pechino riuscisse a valicare le vette dell’Himalaya.
Alcuni macro-temi possono però essere sicuramente affrontati, attenendosi ai principi di obiettività e senza farsi guidare dalle emozioni talvolta suscitate dall’informazione “provinciale” e sensazionalista a cui è costretta l’opinione pubblica italiana.

Il Tibet è, dall’invasione ordinata nel 1949 da Mao, una provincia della Repubblica Popolare Cinese. All’alba dell’invasione era uno stato sottosviluppato, fondato su un sistema teocratico-feudale, dove a dettar legge erano la nobiltà e la casta dei monaci. Dunque per ragioni economiche e politiche pensare oggi ad un Tibet indipendente è al di fuori di ogni possibile valutazione realistica. Lo stesso Tenzin Gyatso (XIV Dalai Lama) si batte da decenni per un Tibet libero e autonomo, non per una irrealistica indipendenza che significherebbe anche il ritorno ad uno stato di assoluto isolamento politico ed economico.

Non si può utilizzare però il vecchio e falso paradigma dell’intervento di una potenza straniera più “avanzata” come portatrice di modernizzazione di un paese “arretrato”. E’ lo stesso schema che già utilizzarono i “giustificazionisti” per legittimare l’invasione sovietica dell’Afghanistan.
Se l’occupazione cinese ha significato strade, ospedali, scuole, purtroppo ha significato anche, ed è per questo motivo che mi trovo a scrivere, abusi, sevizie, torture ed ingiustizie di ogni sorta.
Il popolo tibetano, oltre ad essere vessato da continue violenze e dalla incessante violazione dei più elementari diritti umani, ha inoltre assistito, nel sessantennio di occupazione delle truppe di Pechino, all’inesorabile cancellazione della sua cultura millenaria, in nome di un’imposta “cinesizzazione” e di una modernizzazione volta unicamente al profitto di pochi.

Per questi motivi, in concomitanza con la visita del Dalai Lama e dell'imminente EXPO (quando gli occhi del mondo saranno puntati sulla nostra regione), è necessario che il mondo democratico si schieri compatto a fianco di chi lotta per la causa dell’autonomia, dei diritti umani e della libertà del popolo tibetano (oltre che dello stesso popolo cinese), accantonando i soliti ambigui servilismi economici che condizionano ogni dialogo con il gigante asiatico.

Per questi motivi è fondamentale che anche le realtà locali, nel loro piccolo, dichiarino apertamente la loro solidarietà alla lotta tibetana, che si uniscano per chiarire da che parte stanno, se con la dignità e l’autodeterminazione di un popolo, o con la repressione di Pechino.

Per questi motivi chiediamo l’adesione del nostro comune all’associazione “Comuni, Province, Regioni per il Tibet” per supportare l’iniziativa del Dalai Lama, e del governo tibetano in esilio, nei confronti delle autorità della Repubblica Popolare Cinese. 

Saremo anche noi un frammento, per quanto piccolo comunque importante, di quella parte del mondo che ha detto “no“ alla barbarie della violenza e “si” alla possibilità di un domani migliore, anche per chi vive a migliaia di chilometri da qui.

Riccardo Galetti - Presidente del Circolo "Sandro Pertini" Saronno


martedì 3 aprile 2012

Testamento Biologico: un atto politico ma non di parte

Come saprete il Consiglio Comunale di Saronno ha approvato ieri (14 favorevoli, 12 contrari, 1 astenuto) la mozione dei gruppi di maggioranza per l'istituzione del Registro delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento - Testameno Biologico.


A seguire pubblichiamo l'intervento integrale di Anna Cinelli (Partito Socialista Italiano), prima firmataria e presentatrice della Mozione. 

Grazie Anna!


La mozione che presentiamo affronta un tema che sta a cuore alla maggioranza degli italiani e dei nostri concittadini.

Proprio prechè il tema è di interesse collettivo, di civiltà, in quanto riguarda la tutela delle libertà personali, diciamo da subito che ci auguriamo una convergenza ampia anche da parte delle forze di minoranza, come è accaduto in altri comuni che hanno già istituito il registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento, comunemente dette DAT.

Le premesse della mozione illustrano in modo ampio i presupposti sui cui si fonda la proposta.
Ma ci sembra utile – per evitare ogni fraintendimento o speculazione – chiarire cosa sono esattamente le DAT.

Le Dat sono l'espressione di una volontà che una persona rende liberamente e in condizioni di capacità di intendere e di volere, a proposito delle terapie che intende o non intende accettare nell'eventualità di trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso informato in proposito, come in caso di caduta in stato vegetativo senza possibilità di recupero.

La dat di per sè è neutra.
Si può richiedere che dopo un congruo periodo di verifica dello stato vegetativo sia sospeso qualsiasi trattamento, ma si può anche chiedere che sul proprio corpo vengano applicati tutti i dispositivi per prolungare artificialmente la vita resi possibili dal progresso tecnologico, dal sistema sanitario o dalle proprie condizioni economiche.

La dat non costituisce quindi in alcun modo l'anticamera ad una "mentalità eutanasica", come insinua invece un tentativo di petizione veicolato all'interno di aziende pubbliche locali e che da mesi agonizza sul web.

Le dat sono espressione della libertà personale di chi le sottoscrive.
Hanno lo stesso valore di un qualsiasi testamento o espressione di libera e cosciente volontà - come ha riconosciuto la Corte di Cassazione nel caso Englaro - e molte persone le sottoscrivono già, in modo più o meno informale.
Ma molte persone non sono adeguatamente informate sui loro diritti o vorrebbero poterli esercitare in modo più ufficiale per essere meglio tutelate.

Se non vogliamo che esercitare i propri diritti su un tema sensibile come il fine vita rimanga un fatto elitario e un privilegio per pochi bene informati, se vogliamo evitare la discrezionalità e lo scarico di responsabilità (sappiamo tutti che molte persone sono "lasciate andare" da medici e parenti pietosi, sinceramente convinti di agire per il loro bene, ma senza il conforto di sapere se quelle sarebbero realmente state le loro volontà).
Se vogliamo evitare tutto questo, è opportuno che il Comune individui lo strumento più adatto per garantire equità, democrazia e tutela dei diritti ai suoi cittadini.

Un'osservazione del consigliere Strano apparsa sulla stampa locale  riguarda la mancanza di una legge in materia.
A questo proposito, il 25 gennaio, il Consiglio d'Europa ha emanato la risoluzione n.1859 - che tra l'altro opera una netta distizione tra testamento biologico, eutanasia e suicidio assistito - con cui sollecita gli stati membri che non hanno già provveduto a dotarsi di una legge che riconosca la validità e giuridicità del  testamento biologico, in una prospettiva di tutela della libertà di scelta del soggetto e della dignità umana, come stabilito dalla Convenzione di Oviedo del 1997.

Ma in attesa di una legge dello stato, la cui emanazione appare sempre più lontana, e a prescindere dal principio che ciò che non è vietato è consentito, ricordiamo che i Comuni, nell'esercizio dell'autonomia conferita dal titolo quinto della Costituzione, possono assumere provvedimenti in materie non altrimenti normate, come del resto avviene già in molti campi.

E in ogni caso le autonome iniziative dei Comuni possono essere un'utile sollecitazione per il legislatore.

Molti comuni e istituzioni si sono già attivati.
Attualmente si possono depositare le dat in almeno 113 comuni italiani e presso le sedi principali delle chiese cristiane evangeliche.

Ma al di la del valore giuridico, che ci auguriamo venga stabilito in tempi brevi, il valore del registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento è fortemente simbolico ed etico, perchè risponde a un diffuso e manifesto bisogno dei cittadini di essere informati e sostenuti nell'affrontare ansie e paure legate al tema del fine vita che solo pochi anni fa non erano prevedibili.

Avviare un percorso per l'istituzione del registro è un atto politico importante .
E' il segnale che le forze politiche che sono rappresentate in consiglio comunale sono con i cittadini per la difesa delle loro libertà personali e della loro dignità, valori entrambi non negoziabili.

E' un atto politico, ma non di parte.

La maggior parte dei cittadini, di ogni orientamento politico e religioso, è molto attenta su questo tema e aspetta risposte dalla politica, come dimostrano i tanti sondaggi effettuati in Italia negli ultimi anni e le numerose ed eterogenee presenze agli incontri pubblici a Saronno.

La compassione per la sofferenza e il buon senso non hanno bandiere.
Quindi invitiamo anche le forze politiche di minoranza a votare questa mozione senza pregiudizi e secondo coscienza, dando mandato all'amministrazione per procedere agli adempimenti successivi.

Su un obiettivo come questo – che garantisce tutti, in qualunque senso intendano utilizzare le dat, e che comunque nulla toglie o impone a chi non intende farne uso - possiamo tutti sentirci liberi dai vincoli dell'appartenenza agli schieramenti, che a volte sono pesanti, e possono essere anche cinici, se in nome dell'appartenenza a uno schieramento si ostacola l'esercizio legale  delle libertà personali .

Troppo spesso, e troppo spesso giustamente, la classe politica è accusata di scollamento e arretratezza rispetto al sentire dei cittadini.
Questa è l'occasione per sintonizzarci con i sentimenti e le attese dei nostri concittadini, facendoci sentire tutti vicini a loro.

Anna Cinelli, Capogruppo PSI

domenica 26 febbraio 2012

Giù le mani da Sandro Pertini!

Il 24 febbraio 1990 moriva nella sua casa romana Sandro Pertini.  Nel celebre discorso che tenne alle camere giurando come Presidente, Pertini disse: “da oggi io cesserò di essere uomo di parte”.   
Questo fu il compagno Sandro Pertini per tutta la vita: un uomo di parte, di una parte precisa. 
Un socialista.

Commemorare il Presidente della Repubblica Sandro Pertini senza ricordarne l’appassionata e mai vacillante militanza socialista è un’operazione fastidiosa.
Ma ricordare l’uomo Sandro Pertini, il compagno, l’esiliato, il condannato, l’evaso, il partigiano, il militante, il dirigente, l’uomo delle istituzioni senza neanche nominare il suo essere prima di tutto un socialista, è non solo fastidioso, ma è una deliberata distorsione della storia e della memoria di Sandro Pertini.

Capiamo che nell’epoca dei partiti contenitore (vuoti, per la maggior parte), del disorientamento, della crisi dei valori e dei principi guida delle principali organizzazioni politiche del centrosinistra, qualcuno pensi che sia sufficiente attingere alla storia ed alla tradizione altrui per nascondere le proprie mancanze, le proprie incoerenze, il proprio passato. 

Ma Sandro no. Non tirate per la giacca il compagno Sandro Pertini.


Riccardo Galetti - Presidente Circolo "Sandro Pertini" Saronno